Pittura piacentina: Gustavo Foppiani
mondi favolistici e onirici nelle sue opere
Pittura piacentina: Gustavo Foppiani
Ancora dall’Istituto Gazzola, oltre che dall’Istituto Toschi di Parma e dall’Accademia di Brera, provengono le nuove generazioni di artisti che si imposero dopo il 1945.
Si tratta di Gustavo Foppiani, Lodovico Mosconi, Cinello Losi, Giancarlo Braghieri, Armodio, Carlo Bertè, Bruno Grassi, Romano Tagliaferri, William Xerra, tutti ancora giovani, e il più anziano Luciano Spazzali.

In tutti questi pittori, naturalmente con diversità a seconda della sensibilità personale, sono l’invenzione e la fantasia a mettere in moto il processo creativo più che la visione della realtà.
Essa infatti, quando è presente nelle opere, è interpretata e dominata dalla fantasia, dall’estro immaginativo del pittore che la smitizza, la deforma attraverso simboli e paradossi.
Questi artisti hanno anche in comune una certa malinconia e nostalgia di una realtà ormai remota e inesistente, una realtà serena, innocente, quasi mitologica.

Gustavo Foppiani, nato a Udine nel 1925, si trasferisce a Piacenza nel 1930 dove, nella seconda metà degli anni Quaranta, frequenta l’istituto d’arte Gazzola. Entrato in contatto con la Galleria Obelisco di Roma, partecipa a numerose mostre in Italia e all’estero.

Negli anni Settanta lavora invece con la Galleria Forni di Bologna e poi, a partire dal 1975 e fino alla morte, 5 agosto 1986, con Philippe Guimiot di Bruxelles.
La sua pittura, fino a tutti gli anni Settanta, propone un mondo favolistico e onirico, di ispirazione primitiva e mediata dalle figurazioni di Klee e Mirò, in cui l’andamento grafico anima e incide le superfici con sensibilità materica informale.
Negli anni Ottanta la visione e il racconto si fanno più realistici, alimentandosi però sempre dei contenuti simbolici del fantastico.




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